Bologna, la violenza non è mai la risposta

La morte di Abderrahim Fakir è una tragedia. E su una tragedia non si costruiscono verità di comodo. Prima che parli chiunque altro, deve parlare chi ha il compito di accertare i fatti, cioè la magistratura. Ogni ricostruzione affrettata, ogni narrazione costruita a tavolino prima ancora che le indagini facciano il loro corso, è un torto alla verità.

Detto questo, quello che è successo nelle strade di Bologna nei giorni seguenti non può lasciare indifferenti nessuno. Auto bruciate, vetrine distrutte, agenti feriti, insultati, colpiti mentre restavano fermi a fare il proprio dovere, in mezzo a una piazza che si è trasformata in un campo di scontro. Non stiamo parlando di manifestazioni, di cortei, di forme legittime di dissenso, un diritto che appartiene a tutti e che nessuno mette in discussione. Stiamo parlando di violenza pura, organizzata o improvvisata che sia, e la violenza resta violenza indipendentemente da chi la compie e dalle bandiere che sventola.

C’è chi prova a giustificarla chiamandola in causa come reazione naturale al dolore o alla rabbia. Capisco il dolore, lo capiscono tutti quelli che hanno un minimo di umanità. Ma il dolore, per quanto vero, e la rabbia, per quanto comprensibile, non trasformano un atto violento in un atto giusto. Se cominciamo ad accettare che la fine giustifichi i mezzi, se iniziamo a distinguere tra violenze “buone” e violenze “cattive” a seconda di chi le compie, abbiamo già perso la battaglia più importante, quella della civiltà.

Chi ha responsabilità pubbliche, chi siede in un consiglio comunale, in un parlamento, in qualunque istituzione, non può permettersi silenzi comodi né equilibrismi verbali studiati per non scontentare nessuno. Servono parole chiare, non a giorni alterni, non selettive a seconda della convenienza politica del momento. Bisogna avere il coraggio di condannare senza sconti ogni forma di estremismo, quello che scende in piazza pronto allo scontro fisico, certo, ma anche quello che si nasconde dietro slogan apparentemente innocui, quello che flirta con simboli, parole e riferimenti che sanno di una storia buia, una storia che pensavamo, e speravamo, di esserci lasciati definitivamente alle spalle.

La sicurezza delle nostre città, il rispetto per chi indossa una divisa e la ricerca della verità sui fatti non sono valori in contraddizione tra loro. Anzi, è proprio tenendoli insieme, senza sacrificarne uno in nome dell’altro, che possiamo dare a Bologna, al Paese e a chi lo vive ogni giorno le risposte serie che merita.

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