RAGGIUNTO L’ACCORDO SULLA PAC 2023-2027: SODDISFACENTE A METÀ

    Dopo circa tre anni di lavoro, è stato finalmente raggiunto l’accordo politico per una Politica Agricola Comune più equa, più verde, più flessibile e più rispettosa del benessere animale, ma il compromesso finale soddisfa solo a metà. Da coordinatore S&D in commissione Agricoltura, contribuii io stesso nel 2018 ad avviare questo processo di riforma. E’ stato necessario prorogare l’attuale PAC 2014- 2020 di ben 2 anni per trovare una sintesi. Per questo la nuova PAC coprirà “solo” il quinquennio 2023-2027. La maggiore flessibilità determina di fatto una rinazionalizzazione della PAC, a mio avviso un passo indietro nel processo di integrazione europea in questo settore. Ogni Stato membro elaborerà un piano strategico descrivendo come intende raggiungere gli obiettivi della PAC e del Green Deal nei prossimi cinque anni. Ciò dovrebbe consentire di tenere conto delle condizioni locali e di concentrarsi sulle prestazioni. Vedremo se e in che modo il Governo vorrà impostare un opportuno coordinamento con le Regioni, i reali enti attuatori delle politiche agricole. Ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2021 per presentare le bozze dei piani. Dopodiché la Commissione avrà sei mesi per approvarli. Entreranno in vigore all’inizio del 2023. Molti elementi positivi sono stati introdotti sotto il profilo dell’equità. La lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro nero sono state sempre battaglie di Italia Viva, che ha introdotto a livello nazionale alcune normative importanti in materia. La nuova PAC includerà per la prima volta la condizionalità sociale, il che significa che i beneficiari della PAC dovranno rispettare elementi del diritto sociale e del lavoro europeo per ricevere i fondi della PAC.  Di più, invece, poteva e doveva essere fatto per le piccole aziende agricole e in sostegno dei giovani agricoltori, anche per favorire la tanto invocata innovazione in agricoltura. Gli Stati membri ridistribuiranno almeno il 10% a beneficio delle aziende agricole più piccole e dovranno descrivere nel loro piano strategico come intendono farlo. Il sostegno ai giovani, invece, avrà un nuovo livello minimo obbligatorio del 3% dei bilanci degli Stati membri per il sostegno al reddito dei giovani agricoltori (agricoltori fino a 40 anni). Ciò potrebbe coprire il sostegno al reddito, gli investimenti o gli aiuti all’avviamento dei giovani agricoltori. Infine, la nuova PAC sosterrà la transizione verso un’agricoltura più sostenibile con maggiori ambizioni per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali. Dopo le ambizioni evidenziate con l’adozione del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, mi sarei aspettato maggiore impegno da parte dell’UE su questo punto.  Sono previsti nuovi strumenti che, uniti al nuovo modo di lavorare, consentiranno una performance ambientale, climatica e di benessere animale più efficiente e mirata. Ad esempio, in ogni azienda agricola almeno il 3% dei terreni coltivabili sarà dedicato alla biodiversità e agli elementi non produttivi, con la possibilità di ricevere un sostegno tramite ecoschemi per raggiungere il 7%.  Gli ecoschemi dovranno essere obbligatoriamente offerti dagli Stati membri. E questo nuovo strumento volontario ricompenserà gli agricoltori per l’attuazione di pratiche rispettose del clima e dell’ambiente (agricoltura biologica, agroecologia, lotta integrata contro i parassiti, ecc.). Gli Stati membri devono destinare almeno il 25% del loro bilancio di sostegno al reddito agli ecoschemi, per un totale di 48 miliardi di euro del bilancio per i pagamenti diretti. Almeno il 35% dei fondi per lo sviluppo rurale sarà invece destinato a impegni agroambientali che promuovano pratiche ambientali, climatiche e di benessere degli animali. L’adozione definitiva dei tre regolamenti che costituiscono la nuova PAC (orizzontale, piano strategico e organizzazione comune dei mercati) avverrà formalmente dopo l’estate.

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